Match Point: Woody Allen e il problema della morale

Secondo una comune definizione la morale è il complesso dei princìpi di comportamento fondati sulla coscienza individuale e collettiva di ciò che è bene e di ciò che è male.

Il problema della morale sta proprio nella differenza tra bene e male e soprattutto su chi sia in grado di decidere cosa sia l’uno e cosa sia l’altro.


 Non può farlo sicuramente il singolo perché il suoi interessi personali potrebbero non essere compatibili con quelli degli altri e non può farlo la collettività perché anche un interesse condiviso da un’intera società potrebbe rivelarsi maligno per un’altra. Basta leggere un libro di storia per capirlo.

E allora interviene l’ordine immaginario costituito di cui parla Yuval Noah Harari nel suo saggio Sapiens: da animali a dei.

Il sistema delle leggi, i precetti delle religioni e qualsiasi sistema di regole che permettano a una collettività di vivere e prosperare nel tempo ci vengono in aiuto. Hanno i loro difetti – questo è innegabile – ma aiutano.

Il problema fondamentale però rimane l’interpretazione della morale nel contesto.

Letteratura e cinema non si sono mai tirate indietro di fronte a questo punto critico.

Edmond Dantes, per esempio, ha ogni diritto di vendicarsi di chi gli ha rovinato la vita eppure le azioni che compie per farlo sono malvagie. Nonostante l’omicidio di Bob Ewell serva a salvare gli amici Atticus e Scout Finch, il povero Boo commette comunque un reato. Massimo “l’ispanico” e Frank Castle vogliono solo avere giustizia su chi ha ucciso le loro famiglie ma la vendetta non rientra tra i princìpi della morale.

E veniamo a Woody Allen e al suo Match Point.

Si tratta di uno dei miei film preferiti. Io adoro questo tipo di film costruiti per essere semplice racconto di fatti nella loro linearità con l’aggiunta di un elemento di disturbo che rompe l’equilibrio del tutto.

La metafora su cui gioca Woody Allen in Match Point è un’azione del gioco del tennis: un colpo che si definisce ace in cui chi effettua la battuta taglia il tiro in modo che colpisca la parte rigida della rete per spiazzare l’avversario.  E’ un colpo difficile da effettuare e anche molto pericoloso. Si gioca contro la bravura dell’avversario ma anche contro il caso perché una volta colpita la rete la palla può cadere nel campo avversario così come nel proprio. Ci vuole fegato.


L’idea del caso che gioca un ruolo fondamentale è ridondante nella storia del film.

Chris (Jonathan Rhys Meyers) è un giovane tennista di talento che decide di lasciare la carriera professionistica per lavorare in un prestigioso tennis club di Londra. La sua strada verso una vita agiata incrocia quella di Chloe (Emily Mortimer) e i due finiscono per sposarsi. L’elemento di disturbo è rappresentato da Nola (Scarlett Johansson) un’aspirante attrice frequentata dal fratello di Chloe.

Da buon professionista Chris sa quando è il momento di alzare il ritmo e giocarsi la carta dell’ace.


Ho sempre pensato che Allen sia un regista che gioca molto col cinismo e con il personaggio di Chris ho avuto conferma di questo pensiero. Chris gioca la partita al meglio delle sue possibilità mettendo in campo ogni colpo che conosce e non si tira indietro quando occorre andare di poco oltre il limite imposto dalla morale. A un certo punto capisce che la partita deve essere giocata fino in fondo e che preoccuparsi di morale e di caso significa cedere all'indecisione. Deve fare quel che va fatto per arrivare fino in fondo.


In Match Point i personaggi positivi sono quelli che subiscono i fatti in modo passivo come Tom e Alec, rispettivamente fratello e padre di Chloe mentre tutti quelli che hanno un ruolo attivo hanno dei lati oscuri, in qualche caso veramente terribili: la differenza sta solo nel saper fare quello che è necessario per vincere. Costi quel che costi.

Nonostante Match Point sia uno dei miei film preferiti, e quello che mi piace di più di tutta la produzione di Woody Allen, non mi trovo molto d’accordo sul fatto che il fine che giustifichi i mezzi.
Allen è stato bravissimo a descrivere la natura umana nella sua complessità di fronte alla morale sfruttando anche un trucco molto furbo, infatti Chris dice di essere appassionato di Dostoevskij che in Delitto e Castigo ha affrontato il problema morale in modo sontuoso ma, nel racconto del regista le persone sono o ignare o colpevoli di qualcosa ma mai innocenti del tutto. E qui torniamo al cinismo.

Per me il fine, comunque, non giustifica i mezzi.

Voi che dite?

Avete visto Match Point? Condividete l’assunto che il fine giustifica i mezzi, o no?

 

Per ora è tutto gente, buona vita


Commenti

  1. Film capolavoro. Il bello è che alla fine io ho tifato per Chris, nonostante fosse un personaggio terribilmente negativo. L'idea del caso che decide le sorti delle persone è terribile...ancor peggio quando la fortuna aiuta chi ha commesso un turpe delitto.
    Io comunque sono ovviamente contrario alla filosofia del "fine giustifica i mezzi", ma è una filosofia che va molto di moda..anche nel piccolo.

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    1. Ho sempre pensato che la sfida che Chris abbia dovuto affrontare sia stata più contro se stesso, del tipo "devo fare le cose per bene per sistemarmi" ma poi arriva Nola che è totalmente estranea al sistema e che sbilancia il tutto.
      Sulla scelta tra rovinarsi la carriera e fare ciò che ha fatto penso sia inutile discutere.
      Match Point rimane un film bellissimo e anche tremendamente attuale.

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  2. Anche per me è uno dei miei film preferiti! Con una scena d'apertura a dir poco fantastica. Ovviamente anche io penso che il fine non giustifichi affatto i mezzi, ma come sempre, di fronte a un'opera, lascio la morale da parte a analizzo tutto il resto. Un film davvero fantastico, che all'epoca ebbi la fortuna di vedere al cinema. E fu proprio lì, in quella sala cinematografica di Roma, che mi innamorai perdutamente di Scarlett Johansson :D

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    1. Io al cinema non ho avuto il piacere di vederlo.
      Scarlett invece l’ho vista dal vivo alla presentazione del primo film degli avengers a Roma. Che te lo dico a fare...

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    2. E vabbè... hai vinto tutto!

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    3. Nerdisticamente parlando: flawless victory

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