giovedì 12 luglio 2018

The Neon Demon: un gotto esplosivo pangalattico




Immaginate che il vostro cervello sia messo in una centrifuga e venga sbatacchiato di qua e di là senza sosta per quasi due ore.

Immaginate che questo si possa fare e che si possa anche sopravvivere all’esperienza.

Ecco, avete la perfetta sensazione che ho provato io dopo aver visto The Neon Demon, ultra-osannato, chiacchieratissimo e super-visionario ultimo lavoro di un regista il cui nome basta per spiegare l’introduzione strampalata di questo post: Nicolas Winding Refn.

Non sapendo esattamente da cosa iniziare per parlarvi di questo film ho deciso di cominciare dalla fine.

mercoledì 11 luglio 2018

Questo l'ho già visto....



Avatar, La forma dell’acqua, La bella e la bestia, Pocahontas: cosa hanno in comune questi film? 

Lo sapete tutti, ne abbiamo parlato sia nel privato che sui social e abbiamo chi più chi meno capito che questi titoli hanno tantissimo in comune e quello che li differenzia va catalogato sotto la parola interpretazione.

venerdì 6 luglio 2018

Calibre: il pulp che non mi aspettavo



Il pulp è sempre in agguato

Ci accompagna costantemente e si manifesta nelle nostre vite in modi che non riusciremmo ad immaginare se il cinema e la letteratura di genere non ci avessero istruiti a dovere.
In questo momento il pulp può osservarmi dall’angolo del salotto di casa mia, mentre scrivo questo post oppure può osservare le tue spalle mentre lo stai leggendo.


Facci caso


Torniamo ai film e alla bella sorpresa che è stata questo Calibre, da poco aggiunto al catalogo Netflix.

martedì 26 giugno 2018

Westworld e l’incomprensibilità del tema




Una storia di fantascienza ha come peculiarità distintiva quella di porti davanti a una dinamica possibile che si sviluppa in un contesto di fantasia. Tutto il contesto ruota intorno al fatto di essere nato dalla fantasia dell’autore, è gestito da leggi applicabili solo in quella fantasia ed è popolato da meccaniche coerenti con essa.

Il ruolo dello spettatore è fondamentale: tutto è a suo uso e consumo. L’obiettivo non dichiarato è la riflessione.

Cosa succederebbe se… Come ti comporteresti se… 


Queste sono le chiavi di interpretazione di un’opera di fantascienza.

Il cinema, purtroppo, ha preso a picconate questa realtà, l’ha demolita, film dopo film, preferendo la pura azione alla riflessione intrinseca così adesso ci ritroviamo a etichettare con il termine fantascienza dei lavori che altro non sono che action movie con alieni, robot e dinamiche futuribili.
Non appena però viene alla luce qualcosa che si discosta da tutto questo e che riporta il tema su un piano più concettuale e cerebrale allora arrivano le critiche e i giudizi perché, abituati come siamo al completamente spiegato o all'inspiegabile totale, non riusciamo a vedere le tonalità di grigio che stanno lì in mezzo.

Rifiutiamo il ruolo attivo.


Caso Westworld: prima stagione osannata da tutti, seconda stagione criticata da tutti.

Cos'è cambiato?

giovedì 21 giugno 2018

Tito, gli alieni e la capacità di sognare




La capacità di sognare è il più grande regalo che il nostro io bambino possa farci: a dispetto di una realtà adulta dove tutto deve essere per forza razionale, questa peculiarità della nostra mente può fare la differenza in quel viaggio continuo verso la felicità. O verso la sanità mentale in alcuni casi.

Inventarsi un mondo con delle regole che non devono rispondere a nessun altro che a sé stessi, viaggiare con la mente senza fare un passo, estraniarsi momentaneamente da una situazione poco comprensibile e dolorosa.

Tutte cose che il nostro io bambino sapeva fare e vorrebbe che noi ricordassimo.

Inevitabilmente però la vita è una cosa che accade mentre cresci. Alcune cose devono essere lasciate andare, altre si perdono per sempre per lasciare spazio a pensieri più dettagliati, maturi, adatti all'età biologica ma, se avete fortuna, il bambino sta solo giocando a nascondino nei vostri pensieri e quando meno ve lo aspettate può saltare fuori e sorprendervi.

Sorpresa!

Altra capacità tipica del nostro io bambino è la capacità di sorprendersi di fronte a un fatto inspiegabile. Una capacità che si perde velocemente crescendo, scegliendo ciò che è più funzionale per la propria crescita culturale, emotiva e sociale.

Ma quant'era bello sorprendersi davanti a una cosa mai vista.

Sorpresa e sogno sono le chiavi di lettura di Tito e gli alieni, una delicata commedia dell’anima con Valerio Mastrandrea.

giovedì 14 giugno 2018

Nel mare ci sono i coccodrilli: il viaggio di Enaiatollah Akbari






Il mito è una forma di narrazione che consegna all'immaginazione e all'interpretazione l'onere e l'onore di raccontare i fatti. Secondo quanto sosteneva lo psicoanalista e filosofo James Hillman, il mito è ciò che è e sarà sempre.

Anche se vengono raccontati fatti avvenuti molti secoli fa, la caratteristica più interessante del mito è quella di essere tremendamente e fatidicamente attuale.

Vi porto un esempio di questa considerazione.

Nell'antica Fenicia viveva un re che aveva una figlia molto bella e per questo molto corteggiata. Zeus se ne invaghì e trasformatosi in un toro bianco, come quelli posseduti dal re, invitò la ragazza a salirgli in groppa. La sventurata si accorse ben presto che la strada presa dal toro non portava al palazzo ma al di là del mare, fino all'isola di Creta dove il dio si manifestò per quello che era realmente e possedette la ragazza.

La ragazza si chiamava Europa.

Se non fosse chiaro il senso di quanto vi ho appena raccontato, prendo in prestito le parole di uno dei miei scrittori preferiti (precisamente dal romanzo Appunti per un naufragio di Davide Enia) per dirvi che: siamo tutti figli di una migrazione.

Il fatto che Europa non abbia deciso di andar via dalle sue terre ma che vi sia stata costretta è quello che rende questo mito profondamente attuale.

Non mi voglio assolutamente addentrare in discorsi che andrebbero troppo fuori tema rispetto al motivo per cui ho pensato e scritto questo post, e che comunque comporterebbero delle competenze e delle conoscenze che non ho ma, il fatto è che rispetto ad alcune dinamiche l’ignoranza non è più una buona scusa e l’indifferenza, invece, può essere considerata come una responsabilità.

La dinamica in questione è la migrazione.




Io però non sono un migrante quindi non ho né l’esperienza né la consapevolezza per descrivere bene il fenomeno quindi mi faccio guidare da qualche passaggio del bellissimo romanzo di Fabio Geda intitolato Nel mare ci sono i coccodrilli in cui lo scrittore piemontese raccoglie il diario di viaggio di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afghano che ha vissuto un’Odissea (per restare in tema di mito) tra Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e Italia.



Il fatto è che non me l’aspettavo che lei andasse via…


Vi presento Enaiatollah, per gli amici Enaiat.

Enaiat rimane da solo. La madre lo abbandona in un samavat di Quetta (Pakistan), una specie di ostello dove stazionano migranti diretti in ogni parte del Medio Oriente. In realtà la madre gli salva la vita e nel frattempo si condanna al pensiero di non rivedere mai più il figlio e di averlo lasciato solo, a 9 anni, in un mondo troppo difficile da comprendere per un bambino cresciuto nelle strade polverose e deserte di un villaggio afghano.

Eri tu che dovevi andare da loro, mentre stavano facendo o pensando altro, e dire compra, compra per favore. Dovevi disturbarli e loro ovviamente erano infastiditi e ti trattavano male
Non mi piaceva disturbare. Non mi piaceva essere trattato male. Ma a tutti vivere interessa molto, e per vivere siamo disposti a fare cose che non ci piacciono.


Enaiat impara a cavarsela da solo. Nessuno gli ha spiegato i trucchetti, nessuno gli ha mai fatto vedere cosa fare o non fare. Deve imparare a vivere. Da solo. A 9 anni in una società in cui la sua etnia viene trattata con pregiudizio e sdegno quando non con violenza gratuita.
Enaiat è come Ulisse. Magari non proprio scaltro come l’eroe del mito ma, sicuramente, ha le carte giuste per inventarsi le briscole con la vita e ce la fa. Affronta situazioni in cui io, a 34 anni, forse non ce l’avrei fatta.

Dopo tanti pericoli affrontati, tanti stratagemmi per evitare il peggio e dopo aver conosciuto persone senza scrupoli che trattano altre persone come se fossero una merce, Enaiat riesce a chiedere asilo politico allo Stato Italiano.

Perché lui vuole studiare e imparare un mestiere. In Afghanistan sarebbe stato impossibile perché lì gli hazara come lui non hanno diritto di studiare, di mangiare, di riunirsi e nemmeno di vivere. Laggiù, se hai la sfortuna di nascere hazara piuttosto che pashtun, il tuo futuro non esiste.

Per chi non lo sapesse:

hazara = afghani di religione islamica sciita, parlano un dialetto di ceppo persiano, l'hazaragi.
pashtun = afghani di religione islamica sunnita, parlano un dialetto di ceppo persiano, il pashtu.

In pratica tra un pashtun e un hazara c’è tanta differenza quanta c’è n’è tra un sardo e un siciliano.

Quando sei accolto da qualcuno che ti tratta bene – ma con naturalezza, senza essere invadente – capita che ti viene voglia di farti accogliere ancora di più. 

O, no?

L’Italia ha accolto Enaiat, gli ha concesso il permesso di soggiorno. Lo Stato Italiano gli ha consentito di laurearsi (nel 2016) in scienze internazionali. Enaiat vuole lavorare in una ong per aiutare tanti suoi connazionali a non dover affrontare lo stesso suo incredibile e pericoloso viaggio.

Dopo quasi 7 anni di viaggio, 3 dei quali passati in Italia ad aspettare il permesso di soggiorno, rassicurato sulla possibilità di poter vivere e studiare qui, Enaiat decide di aiutare la madre e i fratelli.

Il romanzo si conclude con questa riflessione del protagonista:

Prima di occuparti degli altri devi trovare il modo di stare bene con te stesso.
Come fai a dare amore se non ami la tua vita?

Enaiat non si sente una vittima.

Chiudo il post, tornando al mito di Europa.

Dopo la migrazione forzata, Europa diede alla luce tra figli, uno dei quali fu Minosse, leggendario re di Creta.

Non so se mi spiego…

Buon mito e buona vita a tutti.

martedì 12 giugno 2018

Colossal: il potere della metafora




Andrej Tarkovskij diceva che il cinema è solo quello che si può creare con i mezzi cinematografici e siccome non era il primo tizio di passaggio nel mondo del cinema non posso che dargli credito.

E quale mezzo cinematografico è più potente della metafora?

La bellezza del cinema è che può usare un mezzo come la metafora per trasmettere in modo più diretto un messaggio, il potere della metafora sta nel modo in cui quel messaggio riesce a colpire lo spettatore.

In pieno petto, togliendo il fiato.

Io adoro i film metaforici, anzi, trovo che la metafora sia un espediente narrativo essenziale perché sennò un film diventa solo la vita senza la pubblicità e invece io credo che sia qualcosa di profondamente diverso.

Colossal è proprio questo: qualcosa di profondamente diverso rispetto a quello che avevo visto finora. E’ metafora che racconta usando un linguaggio che ti costringe a stare attento a quello che vedi. Con gli occhi e con la mente.




Colossal è un film che racconta di soprusi, abusi fisici e mentali, dipendenza da alcol e da abitudini sbagliate e soprattutto di traumi.

Un trauma è, per definizione, qualcosa che blocca la regolare attività mentale di un individuo e lo blocca, lo schiaccia al suolo.

Esattamente come potrebbe fare un mostro alto 30 metri.



Gloria (un'ottima Anne Hathaway) è una ragazza di provincia che prova, come molti altri, a cercare fortuna in una grande città ma la fortuna non arriva e le tentazioni della città finiscono per distrarla dal suo obiettivo. 
Sarà costretta a tornare nella sua cittadina di provincia dove troverà ad aspettarla dei traumi irrisolti e non affrontati che si era lasciata alle spalle.

Nello stesso momento un mostro gigantesco semina devastazione a Seoul.

Gloria capisce di essere legata a quanto avviene in Corea e di avere un rapporto simbiotico con quella creatura e questa rivelazione la costringerà a scavare nel suo passato per riportare a galla, e affrontare definitivamente, i traumi del passato.


Come al solito per proiettarsi verso il futuro bisogna affrontare i mostri del passato.

Colossal è un film che mi ha sorpreso. Mi aspettavo qualcosa di piacevole, questo sì, ma non esattamente un’opera con una profondità narrativa del genere. Si parla di tematiche piuttosto pesanti e delicate da affrontare e in questo, grazie alla metafora, il film riesce benissimo.

Ancora una volta Netflix mi ha regalato una perla...

Buon binge watching e buona vita a tutti